venerdì 19 giugno 2009

Commissione di massimo scoperto sotto mentite spoglie

Il rosso in banca costa il 440% in più I soliti "Pinocchio": le banche chiedono aiuto al sistema ma poi fanno finta di non farne parte quando si deve rimettere in moto il meccanismo del credito. La legge che ha abolito la commissione di massimo scoperto, non ha avuto l'effetto sperato, quello di liberarci da uno dei più fastidiosi balzelli bancari. Un meccanismo grazie al quale le banche italiane, per anni, hanno applicato super interessi sui conti correnti in rosso. Bastava sforare anche di un solo giorno l’effettiva disponibilità che scattava la stangata sui conti della clientela. E gli interessi praticati schizzavano alle stelle. Quello che è uscito dalla porta ,la commissione di massimo scoperto, è stato fatto rientrare dalla finestra con una più "bonaria" definizione: commissione di affidamento. Differenze solo formali, perché la sostanza cambia davvero poco. Il nuovo sistema deve partire al massimo entro il prossimo 28 giugno. Tra le poche certezze, quella che a pagare sono come sempre milioni di correntisti, famiglie e imprese. Che, adesso, corrono il rischio di subire un duro colpo «con aumenti, su base trimestrale, a partire dal 280% sino a toccare la soglia del 440%». I dati sono frutto dell’analisi curata dalla Cgia di Mestre. E l’associazione degli artigiani, quanto a numeri, raramente sbaglia. «Se adesso un eventuale sforamento del fido di 5.000 per un periodo massimo di 15 giorni fa scattare la commissione di massimo scoperto che costa all’azienda un importo fisso di 47,5 euro, con le nuove disposizioni contrattuali l’aumento sarà di quasi il 280% toccando la soglia di 181 euro». Vale a dire la somma di un corrispettivo trimestrale applicato in sostituzione delle vecchie clausole pari a 25 e dall’applicazione di un tasso di interesse di mora più il costo giornaliero dello sconfinamento pari a 156 euro; l’esempio è quello di un’azienda con fido bancario di 10.000. L'Abi sostiene che la novità - annunciata in queste settimane con 35 milioni di lettere ai correntisti - è prevista dal decreto anticrisi. Secondo Faissola - presidente dell'Abi - «la commissione di affidamento ha un costo così come negli altri paesi d’Europa, poiché le banche sopportano un costo della provvista». Le litanie continuano dichiarando tutta la disponibilità a garantire un'adeguata apertura di credito verso le imprese. Poi però, se si guarda ai dati snocciolati dall’Abi stessa, si trova traccia di "qualche intoppo" nei meccanismi di erogazione dei prestiti: a maggio la crescita dei prestiti è rallentata ancora (ora il ritmo è del 2,3% rispetto all’8,2% di maggio 2008). Mentre aumentano le sofferenze: gli incagli sono passati a 46,3 miliardi di euro (+ 3,4% su base annua).

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