Secondo gli ultimi dati Istat cresce la frequenza a richiedere prestazioni risolvibili su cessione del quinto dello stipendio, soprattutto tra i dipendenti privati assunti presso società o imprese
Negli ultimi anni sono molto cresciute le richieste per cessione del quinto e richiesta di tfr da parte dei dipendenti pubblici, statali e privati.La richiesta di finanziamenti per ottenere liquidità economica ha portato quest’anno alla tendenza ad aderire, in via successiva, alle forme di previdenza complementari, in qualità di un TFR adoperato precedentemente quale garanzia debitoria. In tal modo si attua una sostituzione del soggetto depositario della garanzia, che non sarà più il datore di lavoro bensì il fondo pensionistico, senza per questo modificare l’intervento della cessione sul finanziamento: risulterebbe anzi un incoraggiamento, viste le innumerevoli agevolazioni scaturenti dall’iscrizione al fondo. Qualora siano presenti nel contratto clausole che vietino la devoluzione del TFR a previdenze complementari, queste sono da ritenersi illegittime, invalidando di conseguenza l’atto negoziato: lo stesso vale se l’imposizione deriva dal datore di lavoro, egualmente non conforme alla legge, soprattutto se consideriamo il suo impegno a devolvere il TFR al fondo qualora il dipendente accordi un’adesione espressa ma anche tacita, relativa alla modalità del silenzio-assenso. In realtà, con la nuova regolamentazione per la destinazione del TFR, i datori non saranno più responsabili di alcuna sottoscrizione debitoria, potendo avvisare i servizi di riferimento del fondo solo se rilevino difficoltà da parte del debitore di risolvere l’ammortamento acceso.
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