Prestiti di emergenza alle famiglie e alle persone, prestiti per finanziare una impresa con un alto profilo sociale, o ancora per sviluppare progetti di aiuto solidale.
Se ne parla poco ma in Italia ha radici lontane che si possono far risalire a oltre vent'anni quello che si chiama “mutua di finanza autogestita” cioé fare prestiti a chi si trova escluso dal mercato del credito.
Piccoli finanziamenti per evitare di far cadere nll'oblio intere famiglie, supporto a imprenditori sociali, sostegno per la nascità di attività no profit e interventi a favore di persone e micro imprese che non hanno trovato risposte nel sistema bancario tradizionale compresi interventi per assistere persone che avevano bisogno di ristrutturare la loro situazione debitoria.
3-4 mila euro per le persone fisiche che magari si trovavano nella necessità di comprare una vecchia auto per andare a lavoro, pagare con urgenza delle bollette o per anticipare i soldi di un nuovo affitto.
Al momento in Italia questa realtà è rappresentata da iniziative locali che si prefiggono, quali obiettivi, la lotta alla povertà estrema ed all’esclusione finanziaria, anche attraverso il sostegno e lo sviluppo di micro imprese.
In verità, si è trovato il tempo di creare un ulteriore ente (come se si sentisse la mancanza) patrocinato addirittura dal Presidente della Repubblica, Il “Comitato Nazionale Italiano Permanente per il Microcredito”, dove al suo interno ritroviamo i "soliti noti", politici navigati che non lesinano conferenze ed eventi che lasciano il dubbio di essere fine se stessi.
Una rapida visita al sito istituzionale mette in risalto una gran cassa su composizione e obiettivi ma poi riporta una desolante sfilza di pagine "in costruzione" per quanto riguarda azioni vere e iniziative in corso.
Presidente è una vecchia conoscenza, l'on. Mario Baccini che per la sua carica con decorrenza 17 febbraio 2009 percepisce un emolumento di € 120.000 (alla faccia del microcredito)
Fuori dai nostri confini, l'esperienza principe è quella del "Banchiere dei poveri", il premio Nobel per la Pace Muhammad Yunus.
La cosa ebbe origine negli anni settanta in Bangladesh dove una delle attività più diffuse tra le donne era la fabbricazione di oggetti di bambù. Attività artigianale e dignitosa se non fosse per gli interessi del 1.200% annuo da versare all’usuraio di turno per tentare di restituire il denaro ricevuto in prestito per avviare l’attività. L’unico progetto per il futuro si limitava alla mera sopravvivenza. E così sarebbe stato fino alla morte, se non fosse arrivato Muhammad Yunus –docente di economia presso alcune Università del mondo anglosassone e Premio Nobel per la Pace nel 2006- ad interrompere il circolo vizioso. Il professore investì pochi dollari di tasca propria e così nacque la Grameen Bank.
Da allora, attualmente nel mondo esercitano 3.550 entità di microcredito che seguono la formula ideata da Yunus.
Queste entità hanno un portafoglio clienti molto numeroso (155 milioni di persone) ed un tasso di morosità dell’1%, sensibilmente inferiore a quello registrato nei paesi industrializzati tanto che alcune società di investimento hanno pensato di creare dei fondi rivolti ad investitori istituzionali e privati e si propone di offrire un rendimento medio annuo del 9%.
Può suonare strano, ma una delle chiavi che spiegano il successo sociale delle entità specializzate nel microcredito è il sostegno offerto alle iniziative imprenditoriali guidate dalle donne. L’85% dei clienti di queste istituzioni sono donne che si assumono la piena responsabilità del bilancio familiare e che sono disposte ad impegnarsi con serietà per tirare fuori i propri figli da un futuro permeato dalla schiavitù.
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