Nel primo trimestre dell’anno il rapporto tra le nuove sofferenze e il totale dei finanziamenti bancari ha raggiunto l’1,6 per cento, il valore più elevato osservato in questo decennio; aveva superato il 3 per cento a seguito della recessione dei primi anni novanta. L’aumento di incagli e rate non pagate prefigura un ulteriore peggioramento.
Intanto il credito al settore privato rallenta ancora. Da aprile la variazione su tre mesi è divenuta negativa: in maggio era pari a -0,9 per cento su base annua. Nell’ultimo decennio il tasso di crescita medio annuo del credito al settore privato è stato pari al 9,6 per cento. La contrazione riguarda le imprese, mentre i prestiti alle famiglie continuano a espandersi, benché a ritmi nettamente inferiori a quelli degli ultimi anni. È particolarmente intensa la decellerazione dei prestiti erogati dai gruppi bancari maggiori.
Seguendo la diminuzione dei tassi ufficiali dell’Eurosistema, i tassi sui prestiti bancari a famiglie e imprese italiane si sono ridotti al livello medio dell’area, tranne che per i prestiti al consumo che restano più cari. L’aumento del rischio di credito si è tradotto in un ampliamento del divario nel costo del credito tra piccole e grandi imprese, con effetti negativi per chi oggi ha maggiormente bisogno di accedere al finanziamento bancario.
Il deterioramento della qualità dei prestiti incide in misura crescente sui profitti delle banche. Nel primo trimestre di quest’anno gli accantonamenti a fronte del rischio di credito dei maggiori gruppi sono più che raddoppiati, assorbendo metà del risultato di gestione. Gli utili complessivi si sono ridotti del 40 per cento; il ROE delle attività ricorrenti si è dimezzato, al 4,5 per cento.
L’intermediazione non bancaria
E' già iniziata un'operazione di vigilanza è correzione del sistema di intermediazione che riguarda la canalizzazione dei finaziamenti al consumo e al credito immobiliare. Tra gli oltre mille intermediari finanziari non bancari iscritti nell’elenco dell’articolo 106 del Testo unico bancario, gli oltre centosessantamila tra agenti in attività finanziaria e mediatori creditizi, non sono rari i casi di operatori marginali, fragili, di incerta professionalità e talvolta di dubbia legalità. Da qui nasce l'urgenza di mettere ordine nel settore anche nell’interesse del degli stessi operatori più seri e qualificati.
Si tratta di una selezione, intensificando le verifiche all’atto dell’iscrizione agli albi e quelle sui soggetti esistenti, per accertare il mantenimento dei requisiti minimi di legge e il rispetto delle norme. E'già avvenuta una rimozione dall’elenco di oltre undicimila agenti in attività finanziaria.La Guardia di finanza sta collaborando con Banca d'Italia per delle verifiche estese nei settori più a rischio. Il Ministero dell’Economia, ha cancellato oltre trenta società finanziarie per cui sono state riscontrate rilevanti anomalie; molte di esse erano attive nel rilascio di garanzie e fideiussioni. Sono in corso controlli, che già hanno dato luogo a misure di rigore, sugli intermediari specializzati nella cessione del quinto. Recenti provvedimenti del Ministero dell’Economia e della Banca d’Italia hanno cominciato a rendere più stringenti i criteri per l’iscrizione agli albi. Ma sono indispensabili interventi di maggiore portata, che adeguino una disciplina obsoleta e lacunosa.
Un contributo di tutta la categoria a questo nuovo corso potrà essere l'osservanza un pò più stringente alle regole, l'aggiornamento alle nuove misure antiriciclaggio e la creazione di "anticorpi" per tutte quelle operazioni poco chiare che "drogano" il mercato della mediazione con ricadute sempre più negative nel rapporto mediatore - banca.
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