Dipendenze da... psicanalisi
Spesso si parla di dipendenze... ad esempio quella da tabacco, caffè o ancor peggio droga o alcool. In certi casi si arriva alla morte. In Italia ad esempio muoiono più alcolisti che drogati.
Stamane diamo spazio ad una dipendenza meno frequente ma certamente non meno grave: dipendenza da psicanalisi.
Avete qualche dubbio? Pensate che le battute di woody Alen siano molto lontano dalla realtà?
"Oh sei in analisi? - Sì da 15 anni - 15 anni? - Sì adesso gli do un altro anno di tempo e poi vado a Lourdes"
Ma quanto mi costi?
Centra qualcosa tutto questo con il Blog TovaSoldi? Provate a far 2 conti: se ci si rivolge ad un'analista almeno una volta alla settimana questo incide per 2.400 € all'anno senza contare gli extra.
Soldi ben spesi se tutto ciò porta ad un risultato, quello piò ovvio: si arriva all'analisi per risolvere problemi (e chi non ne ha!?!) che da soli è difficile affrontare e si canta vittoria quando si impara, in questo caso con l'aiuto dell'analista, ad affrontarli da solo (e non ad affrontarli "solo" con l'aiuto dell'analista!!!). Diversamente si cade nella dipendenza!
La dipendenza porta un soggetto a non poter più fare a meno di qualcosa o qualcuno e cosa peggiore, tende a giustificarsi di fronte alla società e a se stesso.
Ma come è possibile diventare dipendenti dallo psicologo?
Si entra in quella fase che si chiama "psicoanalisi deleteria" ed è una trappola che spesso viene stesa dallo stesso analista.
Si entra in questa fase che diventa negativa nel momento in cui il paziente non si rende conto che può farne benissimo a meno e non tronca il legame con lo psicologo/a di turno.
Chi va dallo psicologo da anni non ammetterà mai di avere forti problemi di personalità ma quando sarà solo con la sua coscienza dovrà capire che chi è forte e sano non dipende da niente e nessuno. Se si sta in analisi da 3, 4 anni qualcosa evidentemente non quadra.
Qui scattano le auto giustificazioni, si inizia a dire che si va per relax, perché è formativo, si sta concludendo un percorso, si riceve qualcosa di positivo.... Che bugia!
Il fatto è che si dipende dallo psicologo e non si ha il coraggio di ammetterlo o non ci si rende conto di essere caduti in una trappola... "the mouse trap"
Il soggetto tende a mitizzare l'analista e sente la necessità di rivelargli qualsiasi evento della sua vita . (di recente il film "Prime" ha in parte affrontato questo argomento in modo molto soft ma interessante perché "garbato").
Insomma, se all'inizio uno psicologo può aiutare una persona a capire qualcosa di sé, a stabilire quali sono state le cause di un disturbo, a migliorare il soggetto a modificare certi atteggiamenti... poi il punto sarà: davvero a distanza di anni si sente ancora la necessità di andare nello studio di uno psicologo? E perché gli analisti permettono questo legame annuale, a volte decennale? Stiamo scherzando?
Altro che strizzacervelli! Sono dei veri e propri strizza-portafogli!!! Il conto di quanto può costare all'anno lo abbiamo già fatto (secondo voi emettono fattura?).
Poi come dicevamo ci sono gli extra. Che significa?
Immaginatevi che dopo anni a ravanare nei vostri pensieri, non paghi (e soprattuto non capaci/interessati a concludere il "percorso") di propinarvi interpretazioni che spesso sono più fumose di una duna diesel senza marmitta, questi illustri luminari si inventino le "terapie di gruppo"! Un bel frullato di problemi spesso disomogenei fra loro (il candidato suicida con lo stressato dal lavoro, il complessato da Edipo con l'alcolista ....) e ti creino attività d'incontro che come risultato immediato sottraggono il "paziente" ai propri cari anche per interi fine settimana e ti svuotano ancora il portafoglio!!! Sono sufficienti altri 250 ? Prendete questa cifra, moltiplicatela per almeno 2 week end al mese e tirate la somma a fine anno: un business che sommato con la "guarentigia d'ordinanza" sgonfia il portafoglio dell'analizzato per un totale di 8.400 € annuali.
Se avete la possibilità di conoscere questi giri, scoprirete con stupore che alcuni "partecipanti" lo fanno in maniera gratuita (avviene in via del tutto riservata). Chi sono questi miracolati? Spesso "pazienti" con minori opportunità economiche e qui si potrebbe già pensar meglio di questi analisti che fino ad ora abbiamo dipinto più attenti alle finanze che al compimento di un percorso formativo, ma la speranza di poter affermare questo con certezza è ben lontano da una realtà più funzionale alla riuscita numerica della "manifestazione".
Il numero conta, alcuni "pazienti" nel loro entusiasmo partecipativo sono coinvolgenti verso quelli con più "dané", non si rischia che rimanendo a casa con la propria compagna/o finisca col prender gusto della vita normale e perda interesse per "l'abbonamento annuale" con il suo "analista di fiducia" (ma quanto guadagna uno psicologo?).
Tempo e denaro
Non posso credere che non esista un modo migliore per investire il proprio tempo e denaro. E soprattutto una chiacchierata con lo psicologo non significa prendersi cura di di se stessi.
Con il denaro sopra indicato, il paziente potrebbe trascorrere week end al mare, gite fuori porta, prenotare dei massaggi rilassanti, comprare biglietti per concerti di musica classica e non, iscriversi in una palestra, acquistare qualcosa che piace....
Insomma egli/ella dovrebbe iniziare a prendere delle decisioni, senza chiedere consenso a nessuno, senza cercare in un modo o in un altro, inutili e deleterie conferme. Si sbaglia sempre nella vita a prescindere dal consiglio di un esperto di psicologia ma è proprio l'errore commesso e ricommesso che crea esperienza, saggezza e coscienza in un individuo e ne plasma la personalità.
A volte le persone dipendenti dallo psicologo non prendono alcuna decisione se non ne parlano con lo psicologo il quale a sua volta arriva persino a dire deliberatamente "non devi stare con quella persona perché non sei pronto".
Perché si sente la necessità di parlare di fatti privati della propria vita per anni ed anni ad una persona che lo fa, solo per mero denaro?
All'inizio, ripeto, possono esserci dei lati positivi ma poi si arriva ad un punto di non ritorno perché si entra nella "dipendenza" subdola. Ad un certo punto si dovrebbe sospendere la terapia, imponendo al paziente la fine delle sedute. Ma ovviamente lo psicologo ha tutto l'interesse per non farlo.... Stiamo parlando di un grande business che anzi, in Italia, è meno forte rispetto agli Stati Uniti.
Non per questo bisogna sottovalutare tale fenomeno perché coinvolge persone di vari strati sociali. In ogni caso chi cade nella trappola della dipendenza da psicanalisi, si fa tenere "per le palle" dall'analista e si crea il circolo vizioso "terapeuta-paziente".
Il paziente continuerà ad avere problemi e disturbi di personalità, a non prendere decisioni se non ne parla prima con lo psicologo, a fare gli stessi errori di sempre. Inoltre ritiene di essere migliorato, di "essere guarito" proprio perché viene illuso dallo stesso terapeuta che gli dice che adesso ha acquisito la fiducia, la stima in se stesso, che è migliorato...ma la verità è che il paziente è un debole e con una personalità carente proprio perché ancora si reca nello studio di uno psicologo e non si rende conto che è assolutamente inutile farlo.
Bisogna chiedere aiuto in certi casi, ma solo fino a quando si capisce cosa ha condotto il soggetto a una personalità instabile. Una volta svelato, compreso e motivato il percorso di vita del paziente, bisognerebbe eliminare le sedute, gli sfoghi dei propri casini e delle svariate cazzate commesse.
Questo giochetto ha un costo ed è in alcuni casi è legato a un tempo indeterminato. Molti sono disposti a spendere. E continuano a rompersi i coglioni nello studio di un professionista... ma spesso questo ha una forte ripercussione anche alle persone che gli stanno intorno nella vita di tutti i giorni.
Pur ricevendo continui feedback dall'analista di un progresso in realtà impalpabile (risponde al gioco che l'analista mette in atto del tipo "bastone e carota" quando il malcapitato nei suoi momenti di lucidità/sconforto rivela di sentirsi fermo, ecco allora la sicumera dei miglioramenti, quando si manifesta invece una presunta crescita e voglia di indipendenza, ecco che sei diventato il più indifeso della terra e bisognoso di cure professionali/amorevoli che solo l'analisi ti può dare)non ci si accorge che questa mancanza di autonomia porta ad atteggiamenti di fondo immaturi e, talune volte, anche infantili.
Qualche domanda a cui rispondere da soli
Bisognerebbe chiedersi :"Sono migliorato? Sono rimasto quello di prima? Sono sempre lo stesso coglione di sempre? Che ho risolto? Persevero sempre negli stessi errori?" Se hai dato almeno due risposte "Sì" si deve smettere di rifugiarsi dallo psicologo e iniziare a prendere le proprie responsabilità senza lamentele.
Un tempo ero pro-psicologi poi quando ho scoperto l'esistenza di questa subdola dipendenza, ho cambiato radicalmente opinione. Tagliamo questi cordoni ombelicali, già ci sono quelli con le madri... quindi quelli con gli psicologi sono di troppo!
Impariamo a conoscere noi stessi e i nostri desideri senza aiuti esterni e senza 50 euro settimanali... al mondo esistono molte persone che soffrono ma che non vanno dagli psicologi e, quando possono, sanno ritagliarsi qualche sana fetta di felicità!
Se servisse a sdrammatizzare, potrebbe essere allegro ridere con le famose battute di Woody Alen sugli "strizzacervelli":
"Non c'è niente di sbagliato in te che tu non possa curare con un po' di Prozac e una mazza di polo" oppure "Lo psichiatra è un tizio che vi fa un sacco di domande costose che vostra moglie vi fa gratis"
ma tutto questo spesso fa parte di una realtà dove non sarà certamente il vostro analista a farvi aprire gli occhi (e chiudere il vostro portafoglio)!!!
Chiedere aiuto
Nella vita poter considerare la necessità di dover chiedere aiuto è segno di maturità e non di dipendenza perché è un primo passo, attraverso il riconoscimento dei propri limiti, verso l'armonia con il proprio essere.
Ma a chi chiedere aiuto? Se fino ad oggi al primo posto c'é stato il vostro analista, provate ora a spostare il tiro: rivolgetevi alle persone che amate e che vi amano - non importa con quanti difetti e anche loro con quali limiti - questo mondo non è perfetto e soprattuto non è il tuo analista ad avere la ricetta giusta per trovare il gusto di viverci ed emozionarsi con la vita di tutti i giorni è non con inutili "maratone virtuali" che quelle si, rischiano di durare tutta una vita ferme al punto di partenza!
Questo è un argomento spinoso, perché tocca le personalità e magari può ferire chi nell'analisi ha riversato tutto il suo impegno di cambiamento e miglioramento, spesso con sforzi notevoli (ma ancor più spesso mal riposti).
Aggiungo quindi una funzionalità a questo blog per poter aggiungere un commento da parte dei lettori, anche in dissenso o più semplicemente frutto di un'esperienza personale.
Esistono anche gli psicologi della mutua, ma diversamente a quanto si può pensare per analogia a quanche film ridicolizzante della professionalità di un "professionista della mutua", in questo caso il denaro ha un ruolo secondario e lascia più liberi da condizionamenti il ruolo dell'analista.
RispondiEliminaDopo un'esperienza traumatica post-operazione mi è stato suggerito l'utilizzo di questa forma di sostegno che si è rivelata molto utile ma con un percorso determinato e completato con successo.
E tutto questo gratis!! lo consiglio
Questo articolo mi fa venire in mente la testimonianza dell'ultima paziente del dott. Freud che forse dimostra quanto i suoi moderni predecessori sono molto lontani da chi introdusse la psicoanalisi come sostegno reale ai problemi della vita. Lo riporto qui per tutti voi:
RispondiEliminaIn un giorno di primavera del 1936, Margarethe Walter, accompagnata da suo padre, chiese una visita al fondatore della psicoanalisi. Questo è ciò che la signora, ormai novantunenne, racconta:
«Una breve attesa in anticamera senza nessuno che ci vedesse, poi entrammo nella stanza del dottore» «Freud indossava un vestito grigio, mi apparve nobile e tanto vecchio. Aveva ottant'anni, io diciotto. Camminava leggermente curvo, eppure non avrei mai pensato che avesse il cancro, come venni a sapere più tardi. I suoi occhi erano attentissimi. Prendemmo posto, io mi sedetti su di una poltroncina, davanti a un sofà coperto da un drappo. Fui molto sorpresa dall'arredamento. Pensavo di capitare in un ambulatorio, entrai invece in una stanza piena di libri e ornamenti. Mi sentii subito a mio agio».
Freud cominciò a interrogarla. «Mi chiese come andavo a scuola, se facevo sport, se incontravo delle amiche. Ma ancor prima che aprissi bocca, mio papà rispondeva al posto mio. Ha visite? Certo che no, ha mia mamma e il cane, è in buone mani! E così via».
A un certo punto, con fare gentile ma deciso, Freud chiese di essere lasciato solo con la paziente «Rimasti soli il dottor Freud mi rifece le stesse domande, era molto gentile e sapeva ascoltare. Dopo anni trascorsi a tacere, improvvisamente e per la prima volta nella mia vita ebbi la possibilità di parlare, parlare, parlare. Non la smettevo più, ma lui, anziché azzittirmi, mi esortava a continuare. Non avevo mai provato un tale senso di sollievo. E quando ebbi finito, mi esortò a non subire passivamente le decisioni che mi riguardavano. D'ora in poi avrei dovuto sempre chiederne il perché. Ma dovevo farlo con pacatezza, aggiunse, e mai in maniera irriverente. A vincere alla fine sono le persone tranquille, mi disse. E poiché gli avevo raccontato che al cinema mio padre mi faceva uscire ad ogni scena d'amore, lui mi ordinò di rimanere seduta. E così feci, la volta in cui mi capitò l'occasione».
Conclusa la visita, Freud scrisse una lettera per il medico di famiglia e consegnò il conto. «Certo non è stato economico, mi disse papà, speriamo almeno che funzioni». Margarethe non seppe mai cosa aveva scritto Sigmund Freud su di lei, ma la cura funzionò.