sabato 16 maggio 2009

L'economia e il parrucchiere cinese

Si può mettere insieme due temi apparentemente così distanti, l'economia italiana e la piega made Pechino? Forse è il caso di farlo. Digitate "parrucchiere cinese su Google" e guardate il parlare che già se ne fa in rete. E se per il momento prevale la curiosità sul gossip che gira sui prezzi stracciati rispetto ai Coiffer de noatri, forse è il caso di soffermarsi un po' di più sull'effetto che questo fenomeno provocherà o sta già provocando alle nostre tasche, anche se non siamo parrucchieri dipendenti.
Già qualcuno azzarda qualche analisi: come fanno a lavorare a prezzi stracciati? Ecco, forse sarebbe il caso di spostare l'attenzione sul lavoro e le dinamiche che tali situazioni possono innescare.
Prendiamo come esempio Milano dove la comunità cinese ha insediato le sue basi soprattuto nella zona di via Paolo Sarpi.
I parrucchieri cinesi stanno spopolando, lavorano sulla quantità a prezzi stracciatissimi: taglio e piega 8-10 euro, mani e unghie 3 euro. Prezzi possibili grazie alla filosofia no frills, senza fronzoli: taglio puro e semplice senza lozioni o balsami e cremine rigeneranti del cuoio capelluto. E servizio alla clientela non particolarmente accurato (non aspettatevi che si offrano di andarvi a prendere il caffè al bar dell'angolo per allietarvi l'attesa). Poche parole in italiano da parte del personale, ma si va subito al sodo.
I clienti attirati dal low cost non son solo milanesi, ma arrivano anche da città limitrofe.
I coiffeur cinesi lavorano anche la domenica e il lunedì, giorni in cui i parrucchieri italiani sono generalmente chiusi, effettuano un orario molto elastico dalle 9 del mattino alle 21 di sera, e riescono a realizzare anche una media di 100–150 tagli al giorno.
Se hanno dei prezzi concorrenziali e la qualità è accettabile, in questi tempi di chiari di luna la tentazione di risparmiare è forte e chi aveva pensato di dover "tagliare" il parrucchiere, si è trovato una soluzione che salva "capra" e cavoli.
Ma quanto ci costa veramente questo fenomeno, e sono veramente concorrenziali?
Forse partire da qui ci aiuta a riflettere meglio.
In una concorrenza leale, ad esempio, non devono essere praticare prezzi predatori (artificialmente bassi) per eliminare i concorrenti. Se uno è più bravo però di altri a fare conti e si accontenta di un giusto guadagno, tutto va bene.
Ma come mai vi è tutta questa differenza sui conti?
Questo è un argomento di cui si dibatte e senza voler scivolare sui luoghi comuni si può comunque dire che spesso sono emerse situazioni dove il nuovo imprenditore cinese non sta sempre alle stesse regole con il parrucchiere italiano. Anzi, il punto è proprio qui, quando le regole non vengono rispettate.
Si parla di tasse, ovviamente che dove esiste un'ufficialità vengono puntualmente evase, se di ufficialità si può parlare. Si, perché è lecito pensare che tanto, prima o poi arriverà anche al cinese evasore qualche cartella erariale. Provate a controllare con quale velocità cambiano le ragioni sociali di queste imprese orientali!
Ma anche questo non sarebbe sufficiente perché a quei prezzi, con quegli impegni lavorativi, una parrucchiera italiana, anche se evasore, non riuscirebbe a campare.
I costi ci sono e non sono legati semplicemente alle imposte; prodotti, utenze, affitti, provate a viverci voi con quelle cifre. Il fenomeno ha un che di inspiegabile se non si guarda il tutto attraverso gli usi e costumi di una comunità abbastanza particolare.
Avete mai visto un cinese a far compere in un negozio italiano? E' un'immagine assai rara perché (forse è un altro luogo comune) i cinesi utilizzano solo prodotti made in China. Niente di strano se tutte le merci provenienti dalla Repubblica Popolare che entrano nostro paese fossero tutte registrate e quindi vincolate dai dazi doganali e soprattuto in regola con le nostre normative di sicurezza.
Lavoro nero e il suo sfruttamento, importazione illegale, non sono farina del simpatico Chen milanese ma trovano delle basi in una più organizzata mafia orientale. Anche lui e la sua famiglia sono vittime di questi loschi affari.
E qui in Italia le vittime non saranno solo i parrucchieri nostrani, ma gradualmente verrà eroso quel tessuto economico che regola la nostra vita rischiando di trasformarsi in una giungla senza esclusione di colpi dove mercato del lavoro e previdenza sociale vedranno sgretolarsi il meccanismo che già ora faticosamente ne permette il funzionamento.
Evitando come sempre di fare di tutta l'erba un fascio, poniamo allora più attenzione quando ci vien voglia di rivolgerci al "Jean Louis Chen Chen" della situazione. Cerchiamo di avere una certezza in più sulla qualità dei prodotti usati, stiamo lontano da evidenti forme di sfruttamento, pretendiamo lo scontrino fiscale (è vero che già non si faceva neanche da "Coiffer Luigi" ma meglio tardi che mai).
E se tutto questo ci pare regolare, allora valga la regola che dei propri capelli ognuno ne faccio ciò che gli pare e allora "Plego signola, sedele qui, non pleoccupale"!

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